Come lavoro con l'intelligenza artificiale (e perché non è quello che pensi)
Quando racconto ai miei clienti che uso l'intelligenza artificiale per gestire i loro social media, noto spesso la stessa reazione: un misto di curiosità e diffidenza. È comprensibile. L'idea diffusa è che l'AI scriva un post, lo pubblichi e il lavoro sia fatto in trenta secondi, magari senza che nessuno lo controlli davvero.
Non è così che lavoro io (in realtà nessuno), e vorrei spiegarti perché. In breve, i punti chiave sono tre:
L'AI è un “collega” con cui confrontarmi, non uno strumento a cui delegare tutto.
Il risultato dipende dalle regole che stabilisco prima ancora di cominciare.
I contenuti migliori non nascono mai dalla prima versione generata, ma dalla revisione: un affinamento progressivo verso un obiettivo che stabilisco io.
Le regole si stabiliscono prima
Uno degli errori più ricorrenti nell'uso delle intelligenze artificiali generative riguarda il setup iniziale, cioè le regole di interazione che stabilisco con la macchinaprima ancora di chiederle qualcosa. Il modo in cui imposto queste regole determina la qualità di ciò che ottengo.
Nel mio caso significa delineare in anticipo il pubblico di riferimento, il tono e lo stile comunicativo: concetti già familiari a chi lavora con i social network e con il marketing in generale. Ma non basta, perché ci sono aspetti che hanno una portata più generale e che vanno al di là dello specifico settore in cui si lavora.
Fin dall'inizio di ogni collaborazione con l'intelligenza artificiale stabilisco regole esplicite su come voglio che lavori con me. Non do per scontato che la macchina capisca da sola come comportarsi, soprattutto nei casi limite: le chiedo di segnalarmi quando un'informazione non è verificata, di motivare le sue proposte prima di darmi una risposta definitiva, di dirmi apertamente quando non è sicura di qualcosa.
Sembra un dettaglio, ma è la differenza tra un flusso di lavoro che posso controllare e uno che devo prendere per buono. Specifico anche il formato e la struttura del risultato che mi aspetto, soprattutto quando quel contenuto è un input per fasi di lavoro successive.
Sapere che cosa delegare
Le linee guida indirizzano il lavoro, ma non lo organizzano. Devo anche decidere che cosa delegare e che cosa no, esattamente come farei con un collaboratore in ufficio. Qui torna utile una regola cardine del problem solving: scomporre i compiti complessi in sottoparti più piccole, da affrontare una alla volta. Non chiedo "scrivimi la campagna per il lancio del nuovo prodotto": faccio prima elencare i temi possibili, scelgo quelli che funzionano e solo dopo passo alla scrittura dei singoli post.
Ci sono poi compiti in cui l'intelligenza artificiale non mi è di aiuto. Difficilmente potrà sostituirmi nel rapporto con i clienti o cogliere da sola che cosa rende la tua attività diversa da quella del tuo concorrente. Nella migliore delle ipotesi ottengo una sinergia: da una parte la velocità dell'AI e la sua base informativa, dall'altra la capacità di discernimento umana che ogni situazione richiede. In questo senso l'AI non è un sostituto, ma un collega con cui confrontarmi.
Il lavoro vero comincia dopo la prima risposta
Una volta impostata questa intesa, il vero lavoro comincia dopo la prima interazione: affino il messaggio, adatto il linguaggio al tuo tono di voce, controllo i dettagli concreti (un prezzo, la data di scadenza di una promozione, la disponibilità di un prodotto), torno indietro se qualcosa non convince. Capita spesso di modificare un post tre o quattro volte, e capita anche di scartare tutto e ripartire da capo.
È in questo andirivieni che nascono i contenuti che funzionano davvero. Ed è il motivo per cui non mi accontento mai della prima versione di un testo, di un'immagine o di un'idea generata dall'AI.
In sintesi
L'intelligenza artificiale, usata bene, non toglie valore al lavoro di chi gestisce la tua comunicazione: lo moltiplica. Ma solo se chi la usa resta al centro del processo, ponendo domande, verificando i fatti, affinando ogni risultato prima che diventi un contenuto pubblico con il tuo nome sopra.
È questo il metodo che porto nel mio lavoro quotidiano: non delego, collaboro. E ogni contenuto che pubblico per la tua attività passa da questo processo prima di arrivare online.
Se vuoi capire come questo approccio potrebbe funzionare per la comunicazione social della tua attività, scrivimi: ne parliamo insieme.
→ Richiedi un audit gratuitodei tuoi canali: tre osservazioni concrete e applicabili subito, senza impegno.
Foto di Cash Macanaya su Unsplash